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      In tempo di guerra strumenti ciechi delle passioni altrui, delle altrui lizze, degli altrui rancori. Spianare il fucile, far fuoco, inseguire il nemico, piantargli la baionetta nella schiena, passargli sopra intonando l'inno della vittoria, senz'essere stato oltraggiato, senza conoscerlo, senza sapere il perchè, ah no ch'io ne morrei! A un segnale, piombare sulle biade mature, sui campi arati, sulle colline satolle, sradicando, divellendo, schiantando quercie, vigneti, pali, boschi e tutto ciò che resiste all'impeto dell'armata! A un segnale, irrompere coi cannoni sulle capanne dei contadi, lasciando un mucchio di cadaveri e una rovina combusta. Ah no, no, che io ne morrei!
     
      CARO LORENZO,
     
      Dopo tanti anni e tante vicissitudini ho toccato col piede la terra che mi vide nascere. Ma perchè ci sono ritornato, o mio compagno di via della Pace? Sai tu Lorenzo, quante illusioni sfrondate con questa mia apparizione? Sono entrato straniero in mezzo a stranieri. I più intimi, non mi conobbero e non mi salutarono. Giovanna, la mia amica d'infanzia, colla quale ho gustati i tramonti del sole rotolandomi seco sui prati, è passata via, è entrata in chiesa e non mi ha detto: Giorgio! Oh ma che cosa siete voi mai giornate fredde, giornate di digiuno, spaventevoli giornate di languidezze fameliche, a petto di questa indifferenza che mi uccide nel cuore le memorie più care, più vive, più pure? Con quanto desiderio, Lorenzo, sentivo il bisogno di trovarmi sul petto della mamma. Povera vecchia, tu sola conoscerai il tuo figliolo, perchè in te parlerà il muscolo materno.


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Alla conquista del pane
di Paolo Valera
Editore Cozzi Milano
1882 pagine 237

   





Pace Lorenzo Giorgio Lorenzo