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      Quest'altra ancora rosseggiante di salute, l'aria matronale, gli sbuffi al seno agitato, è passata al posto della signora che serviva. Oh che corruzione, oh che putredine dorata! Tutto, tutto è vostro. Vostre le nostre colazioni, le nostre cene, i nostri panni, le nostre abitazioni, le nostre fabbriche, le nostre donne. Oh perchè non ci prendete l'aria, il sole, l'acqua? Anche la moglie del parrucchiere! O mondo, o mondo ma la proprietà, ma la famiglia, ma il santuario domestico, ma le leggi? Vincitori, un po' di pietà pei vinti! Perchè trascorrete da baroni quelle vie selciate colle nostre mani e quei campi maturati dai nostri compagni di sventura - alla sferza del solleone che li cuoceva?
     
     
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      Io non mi raccapezzo più. Le mie idee diventano un macchione. Che cosa ho scritto? Ero dunque pazzo? Chi mi ha insaccato l'odio e chi mi ha strappato tante bestemmie? Oh signore pietà per un povero demente. Ho offeso voi, ho offeso la società, ho offeso il mio prossimo, perdonatemi tutti. Io avevo fame, io avevo la febbre, io ero sovraeccitato da una furia infernale. Mi prosterno, la lingua al suolo e aspetto il castigo. Oh io sono colpevole. Io merito la vostra ira, signoreiddio. Castigami, castigami. E voi uomini, passatemi sopra, calpestatemi, flagellatemi. In un lampo di pazzia ho creduto di essere uguale a voi. Flagellatemi!
      Dal mio sfogliazzo
     
      Insegno da tre mesi a due giovanotti tarchiati ciò che avrebbero potuto imparare a otto anni, nella seconda elementare, per pura combinazione.


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Alla conquista del pane
di Paolo Valera
Editore Cozzi Milano
1882 pagine 237