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      Quella che divenne mia, si chiama Adele, ed era forse la pił giovine. Il complesso un tronco audace. Quattordici o quindici anni, un incendio negli occhi, una calamita tra le labbra, un seno che scoppiava pulsando, un fianco prepotente che rigurgitava disotto alla stoffa fantasia e tutta una carne ammantata di freschezza e di salute. Una edizione principe scorretta.
      Di sera, l'aspettavo che uscisse dalla scuola senza farmi vedere dalle amiche e tutti e due, lei al mio braccio, io stringendoglielo, ce ne andavamo soletti, a bastionare la storia eterna dei baci. Quanta tenerezza in quel gaudio fugace, trepido, labbra sopra labbra, in piedi, lo sguardo che si spingeva al di lą degli alberi in cerca di un ombra, le orecchie tese che aspettavano un piede spietato per sciogliere il gruppo allacciato, innamorato! O testimoni muti, o ippocastani alti, generosi, quante volte ci avete sorretti mentre ci suggevamo il tripudio dei sensi! E voi, sedili di granito, tombe di tanti amoretti nati e morti in un'ora, come eravate morbidi per noi che non avevamo neppure uno straccio di solaio, da ricoverare l'idillio dei nostri anni in ebollizione! Rammentandomi d'Adele, sotto al suo cappello che l'imbruniva, io ringiovanisco, io rivivo e mi trasporto in quelle sere gonfie di succo vitale, lastricato di carezze, feconde d'indicibili rapimenti mentre s'aveva un problema nello stomaco, Oh, ma perchč non si muore nella felicitą dell'amore, se anche l'amore strapiomba, subisce la legge volgare del corpo?


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Alla conquista del pane
di Paolo Valera
Editore Cozzi Milano
1882 pagine 237

   





Adele Adele