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      Ci avessi pensato prima, con un narcotico potente avrei sedato gli scrupoli di questa società matrigna così implacabile con chi cade. Ma è troppo tardi. La mia alleata è la morte. Essa sola può ridarmi la pace perduta.
      8. - Ho passato una giornata d'inferno.
      Ho avuto un'infinità di visite. È un piacere sapersi amata da tante persone. Non nascondo che qualche volta mi annoio orribilmente in mezzo a loro. Oggi, per esempio, avrei sbadigliato se non fosse stata un'indecenza. La disoccupazione delle palermitane è scandalosa. Vanno in giro ad ammazzare il tempo. E io che cosa facevo?
      Le occhiate insistenti mi mettono nella posizione del gobbo, il quale sospetta di tutti. Interpretavo male e sentivo un'allusione in quasi ogni parola. Le sorelle Vicini si sono divertite, forse a loro insaputa, a pungermi. Per quanto io abbia cercato di saltare il soggetto, loro ritornavano con compiacenza sulla futura deputatessa. Ho dovuto dar loro sulla voce. La signora Lanfranchi è la sola mia amica, alla quale posso confidare i miei segreti. Ella sa tutto e mi aiuterà a tranquillare mia madre dopo la confessione. Domani le dirò quello che ormai non potrei più nascondere e mi sentirò meglio. Saremo in tre a trovare il rimedio. Ne rimarrà come tramortita, ma dopo lo stordimento non penserà che ad aiutarmi. Ella non è una delle solite donne. È stata giovine, conosce la vita e sa elevarsi al disopra della moltitudine, quando l'avvenimento lo renda necessario. Mi ricordo ch'ella non ha avuto che parole di difesa per la mia compagna di scuola Antonietta, rimasta nelle identiche condizioni.


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L'assassinio Notarbartolo o le gesta della mafia
di Paolo Valera
pagine 313

   





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