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      Dio, Dio mio, aiutatemi a fare la luce, perché io vedo tutto nero, perché io incomincio a non essere più sicura di quello che ho veduto coi miei occhi. Ditemi voi, Signore, che è stato un brutto sogno del magistrato!
      Vado a letto con un'idea che mi perseguita.
      Santi del paradiso, proteggetemi, proteggetemi voi!
      DOVE GLI ASSASSINI SI SONO LAVATI E CAMBIATI.
     
      SI voltavano nel letto come se avessero avuto la brace nella materassa. Né la moglie né il marito sapevano trovar requie. Angela, tra un sospirone e l'altro, non si straccava di rimproverarlo e di dirgli che alla sua età non si andava incontro alla prigione come uno zerbinotto che aveva della salute da vendere. Coi capelli che volgevano al grigiastro, ci voleva un po' più di giudizio e bisognava pensare un po' più alla famiglia, diancine! Di fastidi ne avevano anche troppi senza andarli a cercare.
      Lui rispondeva che faceva l'oste e che un oste non poteva proibire alle persone di andare al suo fondaco a mangiare e a bere. Grazie a Dio non si sentiva nato per fare il poliziotto e non aveva il fegato di sfogliare gli avventori. Una volta in casa sua erano tutti galantuomini.
      Tuttavia l'Angela, con le sue paure d'una disgrazia in viaggio, gli aveva messo più di una pulce nell'orecchio. Si diceva tranquillo, ma gli giravano per la testa certe ideacce scure come la tempesta. Se avesse potuto dormire avrebbe passato una notte meno agitata e il sonno gli avrebbe fatto un gran bene. Chiudeva gli occhi e cercava di sprofondarsi in un oblìo senza fine.


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L'assassinio Notarbartolo o le gesta della mafia
di Paolo Valera
pagine 313

   





Dio Dio Angela