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      Nicola non è un bastardo dei Romanov. Egli è del ceppo. Ma il padre non fu Alessandro III. Lo Czar che percorse lo stradone della reazione e delle rappresaglie ha avuto un altro padre. Il genitore di Nicola fu il granduca Alessandrovitc, fidanzato alla Dagmar di Danimarca. Alla morte del granduca Alessandro II salì al trono Alessandro III con la eredità fraterna, cioè con la Dagmar pregna di colui che divenne l'erede del trono dei Romanov. Per la rassomiglianza basta dare un'occhiata al supposto padre e al supposto figlio. Nessuna identità fisica. Se c'era nel principe qualche cosa che lo avvicinasse alla famiglia imperiale era nella mentalità materna. Deficienza in lei e deficienza in lui. La stessa stupidità. Grettezza, testardaggine, simulazione in tutti e due. Egli era infingardo e menzognero. Così la genitrice. Egli era insensibile come la madre. L'insensibilità di Nicola fu accentuatissima. Gli avvenimenti che facevano trasalire e inorridire i russi di tutti i ceti lasciavano indifferente il monarca. Basterebbe ricordare la catastrofe umana della sua incoronazione. Il terreno intorno a Mosca, preparato da tre squilibrati che si ubbriacavano e si abbandonavano a tutte le follie carnascialesche, era fatto a buche di lupo per frenare nella corsa i contadini invitati dallo Czar a bere la vodka (acquavite) e a prendere in regalo cose mangerecce avvolte nei fazzoletti-ricordo. All'ora del pasto le venticinquemila persone chiuse nello steccato vennero distecconate. Fu un fiume umano.


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La catastrofe degli czars
di Paolo Valera
Libreria Editrice Avanti Milano
1919 pagine 125

   





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