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      Ecco perchè d'accordo con la Duma dell'impero, abbiamo riconosciuto esser bene di abdicare alla corona dello Stato russo e di deporre il supremo potere.
      Non volendo separarci dal nostro amato figlio, noi trasmettiamo la nostra eredità a nostro fratello, il granduca Michele Alessandrovic, benedicendolo per la sua assunzione al trono dello Stato russo. Noi destiniamo nostro fratello a governare, in piena unione con i rappresentanti della nazione che siedono nelle istituzioni legislative, e a prestar loro giuramento inviolabile in nome della benamata patria.
      Noi facciamo appello a tutti i fedeli figli della patria chiedendo loro di adempiere ai loro sacri e patriottici doveri, obbedendo allo Czar in questo penoso momento di calamità nazionali e di aiutarlo con i rappresentanti della nazione a condurre lo Stato russo sulla via della prosperità, della felicità e della gloria.
      Dio aiuti la Russia.
      NICOLA
      .
      15 marzo 1917.
     
      Il Governo provvisorio era composto di bonaccioni. Invece di prendere l'autore di tutti i mali russi a pedate, si sono commossi. Così nel manifesto, il più stramaledetto degli uomini, che ha fatto appendere, imprigionare e morire in Siberia tanti uomini, ha potuto parlare della "cara Russia", della "benamata patria", dei "fedeli figli della patria", della "felicità dei popoli" e di altre castronerie di effetto scenico.
      Di diverso tra una rivoluzione e l'altra c'è stata la sollecitudine. Quella francese è passata dallo sventramento della Bastiglia alla ghigliottinatura di Luigi XVI in tre anni.


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La catastrofe degli czars
di Paolo Valera
Libreria Editrice Avanti Milano
1919 pagine 125

   





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