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      Egli era una discussione quotidiana. Tutti s'aspettavano da lui atti prodigiosi. Un giorno gli è capitato il generalissimo elevato da lui, a 42 anni. La benemerenza per il vecchio parlamentare e per il ministro della guerra era un calcio insurrezionale, una rivolta militare, un'insurrezione in piena regola. Kerenski agitava i pugni. Kornilof, sotto il berretto del rivoluzionario, era un disgraziato che sentiva l'antico regime che non gli aveva mai dato che il posto di colonnello. Egli era una specie di Boulanger della repubblica francese, ai tempi della grande corruzione politica e finanziaria. Sognava di penetrare in Pietrogrado, alla testa di un esercito che gli avrebbe dato modo di inscenare una dittatura militare. Il primo dissenso con Kerenski fu la pena di morte. Egli la voleva ripristinare. Senza di essa non rispondeva più dell'armata. La libertà data agli eserciti di terra e di mare era uno sproposito. Senza pena capitale egli non vedeva che ammutinamenti, che soldati contro gli ufficiali, che riottosi, che indisciplinati, che disertori. I soldati russi dell'ambiente kerenskiano avevano dato lo spettacolo in Francia, a La Courtine, di ammutinamenti senza esempio. Nessuno di otto o nove o dieci mila uomini, ha valuto riprendere il fucile. Erano stufi di ammazzare e di farsi ammazzare. Per l'onore militare si sono messi in moto generali francesi e russi. Niente. L'onore nazionale non li ha commossi. Non c'è stato che il cannone che li abbia smossi. A cannonate si sono fatti rientrare nell'orbita militare.


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La catastrofe degli czars
di Paolo Valera
Libreria Editrice Avanti Milano
1919 pagine 125

   





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