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      Non c'era quartiere senza spie. Spia il portinaio, spia il vetturale, spia il barbiere, spia il cameriere, spia la donna di servizio, spia la sarta, il cappellaio, il calzolaio, il lattaio, il prestinaio. Lo spionaggio era una istituzione statale. Tutti spie. Ce n'era per la coniugazione di un verbo intero. Io sono spia, io ero spia, io sono stato spia. E via e via. I ministri non erano che capi di polizia. Lottavano con l'opinione pubblica al dorso della polizia monturata o vestita in borghese. Plehve, come abbiamo detto, fu il più terribile. Il pensiero più gentile che egli abbia avuto è stato questo: "Voglio annegare la rivoluzione nel sangue degli ebrei". I suoi progroms hanno indemoniato tutta l'Europa e tutte le Americhe. Gli ebrei, per lui, erano dei cani rognosi. Egli ne ha torturati sei milioni. Fu atroce. Ne fece "progromizzare" delle migliaia. L'odio per gli ebrei fu di tutti i ministri. L'antisemitismo imperiale era negli esecutori dei massacri. A Lodz perirono tanti ebrei da superare tutti quelli uccisi sulle barricate di Europa. Il despotismo con gente simile era sovrano. L'assolutismo trionfava dovunque.
      Le escursioni fatte da Stepniak nel mondo sotterraneo, fanno fremere. Egli ha dovuto tremare. Grida di terrore giungevano al suo orecchio. Rantoli di morenti, risate frenetiche di giovani impazziti nelle mude dei Romanov. Ah che inferno! Le università erano tutte affollate di spie. Una polizia spiava l'altra. E quando tutte le caserme erano spiate, quando si credeva che i capi delle diaboliche organizzazioni erano spiate, c'era ancora una organizzazione che spiava per conto dello Czar.


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La catastrofe degli czars
di Paolo Valera
Libreria Editrice Avanti Milano
1919 pagine 125

   





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