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      È una storia identica per ciascuno e per tutti. Con gli Czars non era che l'idiota che vivesse tranquillo.
      Il Commissario del popolo alle finanze è Svortzov, professore. Ha fatto i primi passi ed è stato accusato di terrorismo per avere fabbricato materiale esplosivo. Arrestato, deportato nella Siberia orientale, ritornato per essere di nuovo nelle mani delle alte e basse polizie, condannato di nuovo a tre anni d'esilio, ritorna nella Gran Russia carico di rivoluzionarismo più di prima.
      Così fu di Avilov, il Commissario del popolo alle poste e telegrafi. È il solo che non vanti studi universitari. In origine era tipografo. Poi propagandista rivoluzionario. Membro attivo delle società segrete di Mosca. Si è salvato all'estero. Seguì i corsi delle scuole degli agitatori e dei propagandisti del partito.
      Dopo lui vengono Djougachvili, Commissario alle nazionalità; Rykov, Commissario all'interno, traduttore di lingue estere. Sverdlof, farmacista, presidente del Comitato Esecutivo Centrale del Soviets; Kamenev, israelita dell'Università di Mosca; Ouritziki, ex segretario privato di Plekhanof, gerente degli affari della Commissione delle elezioni della Costituente, poi presidente del Comitato della lotta contro la controrivoluzione, posto che gli ha suscitato ondate di odii, finiti con il suo assassinio; Petrov che sostituisce sovente Trotski. Tchitcherine e via via, nomi per noi poco masticabili, gente tutta che ha subìto gli stessi imprigionamenti, le stesse sospensioni di vita, le stesse condanne, le stesse perturbazioni.


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La catastrofe degli czars
di Paolo Valera
Libreria Editrice Avanti Milano
1919 pagine 125

   





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