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      Noghine, Commissario del popolo al commercio e all'industria, fu un altro perseguitato. Egli è andato e venuto dalla Siberia più volte. A leggere le sue fughe parrebbe un personaggio della letteratura giudiziaria. La polizia politica non gli ha lasciato requie che dopo la caduta dello Czar. Egli è un universitario.
      Tutti costoro non sono rivoluzionari improvvisati dalla catastrofe del dispotismo. Il loro ideale è maturato da una riunione o da un congresso all'altro. Lenine, capo dei maggioritari o dei bolscevichi, in un suo manifesto del 1914, esigeva la cessazione della guerra immediata e l'organizzazione della rivoluzione sociale.
      La guerra europea aveva, per lui, un carattere eminentemente borghese, cioè era una guerra imperialista o dinastica. Il programma delle Potenze alleate, per Lenine, era di saccheggiare i Paesi, di conquistare mercati economici, per istupidire e dividere il proletariato di tutte le nazioni, nell'interesse della borghesia.
     
      La strage della famiglia imperiale.
     
      Siamo vicini alla santificazione. È inutile. La storia si ripete, si riproduce. Luigi XVI che aveva assoldato Mirabeau, la più poderosa voce della Francia, che aveva ridotto il popolo alla razione della miseria per i gavazzamenti borbonici, che aveva tramutata la Corte in un bordello, e la regina in una ditta di libertinaggio spettacoloso, cadute le teste di monsieur e di madame nel paniere di Sanson, sbucarono i coristi dell'estimazione. I gaglioffi del calamaio trovarono subito dei panegiristi, degli illustratori, dei beatificatori che elevarono loro monumenti marmorei e scritti, perchè altri imbecilli continuassero nella storia dei secoli a raccontare l'ingiustizia della "plebe" francese.


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La catastrofe degli czars
di Paolo Valera
Libreria Editrice Avanti Milano
1919 pagine 125

   





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