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      Il rappresentante del Comitato Militare Rivoluzionario, che ci accompagnava, entrò nella stanza dello Stato Maggiore, si appoggiò al fucile, il cui calcio, sbattuto fragorosamente a terra fece sentire il polso dell'uomo.
      Generale Krasnof, disse con voce vibrata, ella e il suo Stato Maggiore sono arrestati dal Governo dei Soviets". A ognuna delle due porte erano state poste immediatamente sentinelle armate della Guardia Rossa. Kerenski non c'era. Egli era di nuovo fuggito, come già l'altra volta dal Palazzo d'Inverno. Intorno al modo di questa fuga riferisce lo stesso Krasnof nella dichiarazione scritta, da lui fatti il 1° novembre. Noi citiamo questo interessante documento senza omettere nulla":
     
      1° novembre 1917, ore 7 di sera.
      Verso le 3 del pomeriggio fui fatto chiamare dal comandante supremo dell'esercito, Kerenski. Egli era molto agitato e nervoso.
      - Generale, disse Kerenski, lei mi ha tradito.... I suoi cosacchi dicono con sicurezza che mi arresteranno e mi consegneranno ai marinai.
      - Già, risposi io, se ne parla, e io so che lei non incontrerà simpatia presso nessuno.
      - Gli ufficiali parlano anch'essi in questa maniera?
      - Specialmente gli ufficiali sono malcontenti di lei.
      - Che cosa debbo fare? Devo dunque por fine alla mia esistenza?
      - Se ella è uomo d'onore, andrà subito con bandiera bianca a Pietrogrado e si annuncerà al Comitato Rivoluzionario, col quale, nella sua qualità di capo del Governo, deve parlare.
      - Va bene, sarà fatto, generale.
      - Le darò una scorta e pregherò che l'accompagni un marinaio.


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La catastrofe degli czars
di Paolo Valera
Libreria Editrice Avanti Milano
1919 pagine 125

   





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