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      In questura si temeva che per i fatti avvenuti il giorno prima, succedesse una invasione popolare. Il questore deliberò senz'altro di sciogliere l'assembramento, dando all'ispettore Chiari l'ordine di uscire e di fare le legali intimazioni. Al tempo stesso si rivolgeva all'ufficiale dei carabinieri perchè uscisse col suo drappello a dar man forte alle intimazioni di disperdersi. L'irritazione contro i carabinieri non poteva essere più alta. Ma il questore ha ingiunto: Eseguite i miei ordini e non pensate ad altro. Non c'è stato tempo per i tre squilli. I carabinieri erano furibondi. Essi sfilarono alla sinistra dell'ispettore Chiari, scendendo fin sulla strada. Allora, dice l'inchiesta, un solo squillo composto di tre soli brevi note, precedeva la prima intimazione dell'ispettore. Stava per darsi un secondo squillo ed il Chiari stava per intimare per la seconda volta lo sgombero, quando, fra il gettare delle pietre e l'aumentarsi delle grida provocate dall'improvviso presentarsi dei carabinieri sulla porta della questura, s'udirono alcuni colpi di arma da fuoco. L'ispettore riparava sollecito nell'andito stesso, e i carabinieri si avanzavano oltrepassando e rompendo la fila dei soldati di linea che erano schierati davanti. In pari tempo nuovi colpi d'arma da fuoco partivano dalla linea dei carabinieri, i quali sventuratamente colpivano gli uomini del battaglione che stava in mezzo alla piazza. Nacque allora una terribile confusione: i fuochi s'incrociarono da ogni parte e quando gli ufficiali, col massimo sangue freddo e colla massima premura avevano ottenuto di far cessare le scariche, numerose vittime di una fatale precipitazione coprivano il suolo e nuotavano nel sangue


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Il cinquantenario
Note per la ricostruzione della vita pubblica italiana
di Paolo Valera
Casa Editrice Sociale Milano
1945 pagine 97

   





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