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      L'ho già detto: il guardiacaccia godeva delle prerogative reali del suo signore. Chi penetrava nelle tenute di caccia di Vittorio Emanuele II, periva.
      In quel di San Rossore nel '68, vi lasciarono la pelle o le membra: Alessandro e Giuseppe Lippi, fratelli, sorpresi con un daino. Nella stessa tenuta venne aggredito dai pallini dei guardiacaccia Giuseppe Talaini, ferito alle gambe e ai testicoli gravemente. Francesco Sesti, ferito in San Rossore, dovette subire l'amputazione del braccio.
      Se non avessi paura degli sbadigli, continuerei l'elenco funebre dei contadini o braccianti finiti a sciabolate o a fucilate sui terreni reali.
      La sentenza è stata in armonia coi tempi borgiani. L'avv. Bottero e il gerente Giacinto Piazza sono stati condannati per avere denunciati i venti e un omicidi e averne provati ventitre, a sei mesi ciascuno di carcere, a 300 lire di multa, alle spese processuali e alla rifusione dei danni alla parte civile da liquidarsi in separata sede.
      L'avvocato in difesa non ha potuto neanche parlare. Egli stava dicendo:
      Imperocchè, o signori, queste cose non accaddero giammai nemmeno sotto i governi assoluti. È passato il tempo che un re possa far squartare il ventre di un suddito...
      Presidente: - Avvocato, le tolgo la parola.
      Noi che abbiamo veduto in azione le leggi eccezionali non abbiamo neanche idea dei tribunali di una volta, dei tempi in cui il Pironti era ministro di grazia e giustizia. Non avevano ragione che i moderati. Potrei citarvi centinaia di sentenze.
      Fra la Gazzetta di Milano e la Perseveranza, da un processo di diffamazione usciva vittoriosa l'ultima.


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Il cinquantenario
Note per la ricostruzione della vita pubblica italiana
di Paolo Valera
Casa Editrice Sociale Milano
1945 pagine 97

   





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