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      Egli mi disse che è dovuto alla mia cocciutaggine di non voler mangiare abbastanza. In carcere bisogna essere alliatrofago. Inghiottire ogni cosa, anche se ributtante. Con trentacinque centesimi non si può vivere. E con trentacinque centesimi mi compero il limone, il sapone, il refe, gli aghi e i bottoni che perdo. I bottoni sembrano stati attaccati con gli sputi. Son sempre in terra. Questa mane al passeggio mi sono lustrato le scarpe. Il sottocapo mi disse che erano indecenti. Erano ormai divenute rosse.
     
     
      [vedi figura 17.gif: Sembriamo tanti nevrastenici. La nostra conversazione è diventata monosillabica....]
     
      Ha ragione Federici. E poi tutti i giorni insalata! Son tre giorni che mi brucia lo stomaco e non la mangio più con lo stesso piacere. Mi danno 100 grammi di bue in umido per quattordici centesimi. Ma è necessario uno stomaco foderato di rame per trangugiarlo. A me ha provocato la nausea.
      Ho notato che Federici verso gli ultimi del mese diventa più cupo. Pare che incominci a pensare al suo colloquio. Non sono che lui e don Davide che hanno la consolazione di vedere qualcuno che non sia di questa casa maledetta. Dopo il colloquio con la sua signora, Federici risale gaio, amico di tutti, coi saluti per tutti.
      Come mi farebbe bene una goccia di cognac! Mi tirerebbe su lo stomaco e mi ridarebbe le forze perdute. Il mio corpo deve avere una calorificazione incompleta. Stanotte mi sentivo freddo. O piuttosto mi pareva di avere in me un umidore freddo che mi andava dalla radice dei capelli alle unghie dei piedi.


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Dal Cellulare al Finalborgo
di Paolo Valera
Tipografia degli Operai Milano
1899 pagine 316

   





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