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      Che le località, nelle quali nella sera del 6 maggio ebbero principio i disordini, fanno parte del Collegio di cui l'onorevole Turati è deputato, dove esso gode della massima influenza sopra i numerosi operai di quegli stabilimenti industriali; e dove nei giorni precedenti avevano tenute conferenze alcuni suoi intimi amici e compagni di fede, quali la Kuliscioff e il Dell'Avalle.
      Che il manifesto: Cittadini lavoratori, sparso in quel primo giorno e causa dei primi disordini, e firmato: I Socialisti milanesi, ed in esso si parla di rivolta della fame e della disperazione, alla quale il Governo del Re risponde coll'eccidio scellerato dei supplicanti pane e lavoro, si parla del militarismo piovra della nazione a servizio di alleanze e d'interessi dinastici, di privilegi odiosi, ecc. - Si dice che il Governo del Re ha preparato quelle rivolte e le ha volute; sono opera sua. La responsabilità del sangue che essa versa in questi giorni ripiomba tutta sul suo capo, e dopo altri periodi dello stesso genera termina: Giorni gravi si appressano; è tempo che il popolo Italiano rifletta, ricordi ed alfine provveda a sè stesso. Il paese, salvi il paese! Or bene, si hanno gravi ragioni per ritenere che di quel manifesto sparso fra le masse in momento di sì grave commozione pubblica sia autore il Turati, il quale poi in ogni caso deve averlo ispirato e necessariamente conosciuto.
      Che durante quei primi disordini il Turati, insieme all'altro capo e ben noto socialista Dino Rondani, ora latitante, si recò sul posto, si impose alle Autorità esigendo la liberazione dell'arrestato, ed arringò le turbe raccomandando apparentemente la calma e promettendo di unirsi e battersi insieme ad esse in un giorno più propizio.


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Dal Cellulare al Finalborgo
di Paolo Valera
Tipografia degli Operai Milano
1899 pagine 316

   





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