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      È il carnaio degli unfits alla lotta per l'esistenza.
      Leather Lane! Dove pullula l'infanticidio alcoolico, dove si respinge la vaccinazione con orrore, dove si nasce cefali e si muore incoscienti di avere vissuto!
      Le case di legno ammantate, esternamente, di calcina e qualche volta protette dai mattoni, sono peggiori di quelle delle "courts" di Marylebone o di Withechapel. Entrate anguste, scale tortuose, pianerottoli che ti lasciano respirare a disagio.
      Tane dal soffitto stracciato, dal pavimento a pozze, dalle pareti bisunte o chiazzate come il grembiale degli sguatteri.
      Dal tetto alla base, di dentro, è un nero bituminoso, è un buio pesto, rotto, di notte, dalla lucerna fumosa a olio o a neolina.
      La cucina unica, dove tutti gli inquilini discendono a cuocere i pesci della gente povera, i famosi haddocks (naselli o pesci reticellati sulle coste britanniche della specie del merluzzo, e dei quali la poveraglia inglese, è ghiottissima) che la pitoccaglia pronuncia "addicks", o a cucinarsi, nella sugna nauseabonda, tre pence di coniglio, la loro leccornia, è una latrina e una stalla. Affondi nello sterquilinio e fiuti l'aria velenosa che ti fa tossire come un catarroso.
      Tutto sommato, queste abitazioni, sono il ricettacolo della fistola, della scrofola, delle malattie genitali e della tigna.
      E quante pulci e che pulci feroci in queste casupole: Dove abito io, al n. 90, non mi si lascia in pace. Mi si morsica spietatamente da tutte le parti. Ne ho tra i capelli, in fondo alle calze, lungo la schiena, sotto il tavolo, tramezzo ai libri, intorno al focolare.


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I miei dieci anni all'estero
di Paolo Valera
pagine 147

   





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