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      Nel corso della mia pena vi furono visite e parole lasciate cadere non a casaccio dai berrettoni altolocati che mi squarciavano il velame delli versi strani.
      Ed oggi più che mai. Dopo tutto quello che fu fatto, scritto e detto fino in Parlamento, il dubbio è divenuto certezza.
      Ed è questa maledetta incertezza che mi fa disperare dell'avvenire. Nè sono le ambigue e vaghe promesse di ministri che possono farmi concepire salde promesse.
      Ne furono fatte tante!
      Osservate bene che con ciò non voglio mica metter in dubbio i buoni voleri dell'onorevole Zanardelli; ma la verità vuole che io vi faccia osservare, che egli è lo stesso guardasigilli che ha sanzionato la condanna d'Ancona e la conferma della Cassazione romana. Anche lui ha fatto promesse che non ha poi mai mantenute.
      Oggi non sconfortato, ma dubbioso e disgustato esclamo con l'esimio L. Zuppetta: Vox praetereaque nikil.
      Le ragioni di questo mio scetticismo ve lo svolsi nella lettera del maggio in cui vi riassumeva la questione dell'aborrita grazia.
      In un'altra io diceva: - Voi tutti dite: la revisione è impossibile. Io aggiungevo che ero pago della splendida revisione morale che mi accordarono moltissimi italiani, e fra i primi i forlivesi e i ravennati. Ma se ciò mi ha restituito l'onore immacolato, non mi restituisce però i miei diritti politici e civili. Essi non possono essermi restituiti che dalla revisione o dall'amnistia. Non certo dalla grazia. La grazia è la remissione della pena. Non cancella la criminalità del fatto nè la macchia della condanna.


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L'uomo più rosso d'Italia
di Paolo Valera
Arti grafiche Lampo Novara
1933 pagine 69

   





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