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      Ma, senza divergere in nulla da quella che a me appare come verità storica obiettiva, dichiaro subito che la mia ricostruzione del pensiero dei «Fedeli d'Amore» li rivela assai più vicini all'ortodossia cattolica di quanto non li ponessero nelle loro molteplici confusioni il Rossetti e l'Aroux. La donna di questi «Fedeli d'Amore» è pressappoco quello che è la Beatrice nella Divina Commedia, non già estranea o nemica della Chiesa, ma Sapienza santa affidata da Cristo alla Chiesa primitiva e che il fedele ricerca in ispirito per sue vie, soltanto perché la Chiesa presente, nella sua corruzione, l'ha dimenticata o offuscata fino a combatterla; perché, in altri termini, sul carro santo della Chiesa, corrotto, dopo la fatale donazione di Costantino, dai beni mondani e sfondato da Satana, al posto della Sapienza santa (Beatrice) sta per il momento la meretrice indegna, secondo la visione dantesca del Paradiso terrestre. Tutto questo non basterà a tranquillizzare i fanatici e gli estremisti sia ortodossi che eterodossi, ma io faccio una ricerca storica e non posso tener troppo conto delle preoccupazioni di parte.
      Ma esiste ancora inoltre (e, per quanto ciò mi sembri strano, sarà la più potente avversaria della mia tesi) la rettorica romantica, che ci opprime da un secolo e che vuole estasiarsi dinanzi alla realtà storica di queste donne e si ostinerà per molto tempo ancora nello sforzo di trarle dalla loro inconsistenza ed evanescenza a una vera vita, che esse non hanno mai avuto non solo nella storia, ma neanche nell'arte.


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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