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      Infatti essi si sono fermati evidentemente alla prima tesi del Rossetti che chiamava il gergo dei «Fedeli d'Amore» un gergo politico di essenza ghibellina. Debbo ritenere che i due illustri filologi (come la enorme maggioranza dei filologi) non conoscessero affatto il «Il mistero dell'Amor platonico» del Rossetti ove quella prima tesi era praticamente, se non esplicitamente, superata e il gergo dei «Fedeli d'Amore» appariva con molto maggiore verosimiglianza come un gergo di natura mistica e direi misteriosofica, derivante niente di meno che dalle occulte correnti del pitagorismo... E il dire che il Rossetti vedeva sotto la poesia d'amore un gergo mistico avrebbe immediatamente colpito per la sua grande verosimiglianza il lettore spregiudicato. Abbiamo qui una prova del fatto che la critica «positiva» (tanto «positiva» da non aver mai preso in esame i cinque volumi del Il mistero dell'Amor platonico!) ha trasmesso dall'uno all'altro critico illustre i primi giudizi avventatissimi e sommari che furono pronunziati sulle prime e meno felici opere del Rossetti, ritenendosi dispensata dal conoscere le altre!
      6. Il D'Ancona e il Comparetti parlano di un gergo letterario senza accorgersi neanche che tutti questi poeti d'amore non appena cominciano a teorizzare un poco sull'arte, la prima cosa che fanno č di mettere in guardia il lettore intorno ai profondi e molteplici sensi delle scritture, intorno alle profondissime cose che dicono i poeti anche quando sembra che dicano cose leggere.


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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