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      l'amico è vivo, è morto in lui l'amante.
      Dove manchi all'amor sostentamento,
      è come augello l'amador, cui tronchefuron l'ale; ed io corne potrei
      aver senno e ragion, se dell'amicoluce non splende a me? Vuol sì l'amore
      che tutto ciò si sveli. Or, se vien mancoallo specchio chi 'l mira, e quale immago
      in esso si vedrà? Dentro al tuo specchiosai forse tu perché nessun si mira?
      Solo perché rubigine, ivi accolta,
      non ne fu tolta dalla faccia. Allorache tolte via ne son macchie e rubigini
      pieno è lo specchio tuo di rai lucentid'una luce di sol che da Dio viene.(158)
      Ho voluto ricordare particolarmente questi tra gli innumerevoli versi del genere che avrei potuto trascrivere, perché l'idea dello specchio che non riflette l'amico, soltanto perché è rugginoso, si ritrova espressa in altra forma più volte dai poeti del dolce stil novo e cioè tutte le volte che essi dicono che l'avere il «cuore gentile» (l'essere puri) è la condizione necessaria è sufficiente per «amare» la donna, cioè la Sapienza santa, per rifletterla in sé e questo vuol dire quella famosa frase che tutti ripetono senza averne inteso il significato, la frase fondamentale del dolce stil novo: Al cor gentil ripara sempre Amore. E ricorderò ancora altri spunti, altri pensieri che nella poesia dei «Fedeli d'Amore» italiani ci vogliono obbligare a considerare come riferentesi all'amore per questa o quella femminetta e che nella poesia d'amore persiana tutti sanno che sono mistici: quelli per esempio con i quali Rumi parla della «difficoltà di dire che sia l'amore»:


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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