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      La meretrice che mai da l'ospiziodi Cesare non torse gli occhi putti,
      morte comune, e de le corti vizio,
      infiammò contra me li animi tutti...(173)
      Questa convergenza nella figura di Pier delle Vigne della poesia d'amore e della lotta antipapale è certo di suprema importanza.
      2. Il fatto che questa poesia è, contrariamente a ogni apettazione nostra, fredda, compassata, convenzionale e ripete, come ho detto, stucchevolmente cinque o sei motivi dai quali sa raramente uscire e tutti facilmente riducibili a motivi settari.
      3. Il fatto che questi poeti più volte si lasciano sfuggire l'idea che essi «debbono cantare per comando di Amore». Poiché ti piace Amore che io debba trovare e simili formule, usate quasi da tutti, ci riportano all'ipotesi di una setta nella quale (come poi nel dolce stil novo) fosse obbligo degli adepti di comunicare ogni tanto in versi e mantenere in tal modo i contatti. Si comincia così la tradizione dei poeti, i quali ogni tanto parlano dell'obbligo che hanno di cantare.
      4. Il fatto che la donna di Federico II, di Pier delle Vigne e di tutti gli altri poeti del gruppo si chiama sempre e soltanto «Rosa», cioè col nome convenzionale della dottrina segreta e della setta. Di più, Federico II a un certo punto la chiama addirittura «Rosa di Sorìa», ciò che è stato spiegato con la leggenda che egli fosse innamorato di un'amica di sua moglie venuta dalla Sorìa. In realtà (e non è affatto da escludersi che fosse venuta con la moglie), dalla Sorìa veniva tutta la tradizione del misticismo eterodosso e quella della poesia settaria sotto veste d'amore.


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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