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      di cui Amor mi fé primo servente,
      merzé, poi che 'n la mentevi porto pinta per non vi obbliare.
      Io fui sì tosto servente di voi,
      come d'un raggio gentile amorosoda vostri occhi mi venne uno splendore;
      lo qual d'Amor sì mi comprese poi,
      che avante a voi sempre fui pauroso,
      sì mi cerchiava la temenza il core.
      Ma di ciò grazie porgo a Lui signore,
      che 'l fe' contento di lungo disio,
      della gioi' che sentio,
      la qual mostrò in amoroso cantare.
      In tal maniera fece dimostranzamio cor leggiadro de la gio' che prese,
      che in grande orgoglio sovente salio,
      fora scovrendo vostra disnoranza.
      Ma poi riconoscendo com' v' offese,
      così folle pensier gittò in oblio:
      quando vostro alto intelletto l'udio.
      Sì come il cervo in ver lo cacciatore,
      così a voi servidoretornò, ché li degnasti perdonare.(372)
      Perdon cherendo a voi umilementedel fallo, ché scoverto si sentia,
      venne subbietto in vista vergognosa,
      voi non seguendo la selvaggia gente.
      Ma come donna di gran cortesiaperdonanza li feste copïosa.
      Or mi fate vista disdegnosae guerra nova in parte comenzate;
      ond'io prego pietateed Amor, che vi deggia umiliare.(373)
      Cavalcanti esalta la virtù, la cortesia e la vita onesta e diritta di coloro che appartengono alla setta dei «Fedeli d'Amore» considerando gli altri come morti perché non hanno vera vita.
      Vita mi piace d'om che si mantenecortesemente ne la via d'amore,
      e che acconcia il su' amoroso corein ciò che vole onore e tutto bene.
      Ché indi nasce tutta fiata e venequanto ch'om face che sia di valore,
      sì che mi sembia che vivendo more


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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