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      sì, che vi desta d'allegrezza vita.
      Cosa m'avien quand'i' le son presentech'i' no la posso a lo 'ntelletto dire:
      veder mi par da la sua labbia uscireuna sì bella donna, che la mente
      comprender no la può; che 'nmantenentene nasce un'altra di bellezza nova,
      da la qual par ch'una stella si movae dica: - la salute tua è apparita. -
      Là dove questa bella donna appares'ode una voce che le ven davanti,
      e par che d'umiltà 'l su' nome cantisì dolcemente che s'i' 'l vo' contare
      sento che 'l su' valor mi fa tremare.
      E movonsi ne l'anima sospiriche dicon: - guarda se tu costei miri
      vedrai la sua vertù nel ciel salita.(376)
      Cino da Pistoia, recatosi a Roma ove sotto il «sasso» della Chiesa corrotta giace morta la santa Sapienza della Chiesa primitiva, ha pianto su di essa come sulla tomba della donna amata.
      Io fui 'n su l'alto e 'n sul beato monteove adorai baciando il santo sasso,
      e caddi 'n su quella pietra, ohimè lasso!
      Ove l'onesta pose la sua fronte.
      E ch'ella chiuse d'ogni virtù 'l fonte(377)
      quel giorno che di morte acerbo passofece la donna del mio cor lasso,
      già piena tutte d'adornezze conte.
      Quivi chiamai a questa guisa Amore
      - Dolce mio dio, fa' che quinci mi traggiala morte a sé, ché qui giace il mio core. -
      Ma poi che non m'intese il mio Signore,
      mi dipartii pur chiamando Selvaggia; (378)
      l'Alpe passai con voce di dolore.
      Guido Cavalcanti (dopo uno di quei periodi di incertezze e di sdegni che pare dovessero essere frequenti) riprende il suo posto di lotta nella setta ed esalta la Sapienza santa dichiarando che non può rivelare il vero oggetto del suo amore.


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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