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      Il cerchio intorno è chiuso. La stessa Vita Nuova annunzia la Beatrice-Sapienza della Commedia. Insistere in mezzo a tutto questo palese simbolismo a voler considerare come realistici i primi capitoli della Vita Nuova e parlare d'«ingenua e piena confessione», di «candida e malinconica storia d'affetti profondi», è semplicemente puerile.
      Serio potrebbe essere soltanto il riconoscere (ciò che per mio conto non ho nessuna difficoltà a fare) che Dante in giovinezza, come tutti gli altri uomini, si dovette innamorare di qualche donna e che come tutti gli altri suoi amici, dovendo esprimersi in un gergo mistico-amoroso, poté adoperare come materia qualche reale commozione del suo amore, trasformandola però, prima di esprimersi, in un pensiero mistico e simbolico. E non è da escludere, per esempio, che egli abbia avuto una vera commozione da una donna che passava per via in mezzo all'ammirazione commossa di tutti o che nella sua vita ci sia stata anche la vera commozione prodotta dalla morte di una donna amata. Ma anche di questo egli fece simbolo e idea profonda. Se nel dipingere la divina Sapienza egli ebbe una modella, quando prese in mano il pennello già la modella era divenuta madonna. In altri termini, secondo il suo programma, anche quando elaborò materia amorosa, cioè materiale d'amore, lo fece dandogli forma secondo un «verace intendimento», cioè un significato profondo noto ai «Fedeli d'Amore», ignoto alla «gente grossa».
      E avremo la limpida conferma di tutto questo con la semplice applicazione alla Vita Nuova del piccolo glossario segreto che abbiamo ricostruito.


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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