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      Chiunque sia questo «padre di Beatrice» (della setta) che muore, Dante descrive un violento contraccolpo che il doloroso avvenimento porta nel complesso della vita settaria e del suo stato d'animo. Dapprima egli parla di donne (adepti) che vengono e raccontano a lui l'immenso dolore di Beatrice, della Sapienza santa (della setta), che piange su colui che è morto.
      XXIII. Dopo pochi giorni Dante ha una malattia di nove giorni durante la quale la sua fantasia va errando e ha visioni terrificanti, preoccupazioni della possibile morte di Beatrice e, si noti bene, della morte sua propria.
      Finisce con l'avere addirittura la visione di Beatrice morta perché un «omo scolorito e fioco» (come racconta la canzone) o il suo cuore «ove era tanto amore» (secondo il commento), gli dicono che Beatrice è morta e gliela fanno vedere, mentre delle donne (adepti) le ricoprono la testa con un velo.
      È abbastanza logico (per quanto non si possa dare assolutamente per sicuro) interpretare tutto questo come un periodo di gravissima preoccupazione per la vita della setta che segue alla morte di colui che ne era il capo occulto e potente, preoccupazione dalla quale sorge addirittura in Dante la visione di donne (adepti) che vanno scapigliate piangendo per via maravigliosamente tristi (persecuzione), mentre addirittura il sole si oscura e le stelle si mostrano come piangessero e gli uccelli (adepti) volando per l'aria cadono morti e simili: una visione angosciosa, nella quale non per caso il terremoto e l'oscuramento del sole, che accompagnavano la morte di Cristo, vengono ad accompagnare questa temuta e presentita morte di Beatrice.


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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