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      La «gente grossa» è naturalmente autorizzata a tenersi a questa impasticciata interpretazione fatta per lei. Il Boccaccio, per chi ha sottile intendimento aggiunge: «Quest'esposizione del sogno della madre del nostro poeta conosco essere assai superficialmente per me fatta; e questo per più cagioni. Primieramente, perché forse la sufficienzia, che a tanta cosa si richiederebbe, non c'era; appresso, posto che stata ci fosse, la principale intenzione nol patia; ultimamente, quando e la sufficienzia ci fosse stata e la materia l'avesse patito, era ben fatto da me non essere più detto che detto sia, acciò ché ad altrui più di me sufficiente e più vago alcuno luogo si lasciasse di dire. E perciò quello, che per me detto n'è, quanto a me dee convenevolmente bastare, e quel, che manca, rimanga nella sollecitudine di chi segue».
      Le quali parole per chi ha l'udito un po' fine, suonano: 1. Che quest'esposizione del sogno della madre di Dante può essere fatta più profondamente; 2. Che il Boccaccio stesso l'avrebbe potuta esporre più profondamente e che non volle farlo per sue ottime ragioni. Se l'esposizione vera non è nei suoi particolari quella che ho dato io, appare indiscutibile che non è quella data dal Boccaccio e che è segreta e iniziatica.
      Si noti intanto, per uso di chi fa una severa critica storica, che questo sogno raccontato con tanti particolari dal Boccaccio è raccontato per la prima volta circa centodieci anni dopo il giorno in cui sarebbe avvenuto!
      Concludo: l'esistenza di una setta dei «Fedeli d'Amore», di un loro linguaggio simbolico segreto e di loro segreti racconti, tra le innumerevoli cose che spiega, spiega anche la vasta corruzione di tutta la dantologia per tutto il periodo in cui si seguirono i ciechi o artefatti pasticci dei primi commenti, scritti da gente che o non sapeva o doveva tacere, e per tutto il tempo in cui l'esistenza della setta dei «Fedeli d'Amore» e della sua dottrina segreta non venne nemmeno sospettata o fu derisa come assurda invenzione di un pazzo, il quale però in tutto il resto della sua vita era un saggio e un veggente!


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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