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      Il cambiato atteggiamento di tanti studiosi verso la nostra idea rivoluzionaria non farà meraviglia. A parte il fatto che la tesi, tumultuosamente e disordinatamente espressa, un secolo fa, si è oggi chiarita, corretta e perfezionata, è evidente che il materiale storico documentario venuto in luce dopo la morte del Rossetti parla tutto a favore della sua affermazione fondamentale. Ecco alcuni esempi.
      Il Rossetti aveva visto che quella strana donna dei «Fedeli d'Amore», senza personalità, senza vera figura umana, ma che così spesso è chiamata «l'oscura», «la velata», «la beltà che per dolor si chiude» e in simili modi, è quella Sapienza santa della quale i «Fedeli d'Amore» sono in realtà innamorati, ma della quale non possono parlare apertamente perché è appunto la Sapienza consegnata da Cristo alla Chiesa, ma che la Chiesa momentaneamente corrotta, occulta e contende ai fedeli.
      Ebbene, dopo la morte del Rossetti sono venuti in luce i mirabili sonetti di Cecco d'Ascoli diretti a Dante, a Cino, al Petrarca, nei quali egli, già vecchio e sotto la minaccia del rogo, dichiara di morire per la «bella vista coverta d'un velo», e dice nello stesso tempo: «Cieco non sono e cieco convien farmi», e dice: «Nell'alma guerra e nella bocca pace», confermando lo spasimo dei «Fedeli d'Amore» costretti a nascondere sotto il velo della donna amata la santa verità che non possono apertamente proclamare.
      Rossetti aveva visto il significato simbolico-convenzionale del Roman de la Rose, ove la Rosa è figura della verità agognata dal fedele, occultata dalla Chiesa che l'ha in consegna (Gelosia), difesa dall'Inquisizione (Malabocca) e aveva affermato che quel simbolismo si ricollega a quello del dolce stil novo il quale, dopo che la poesia italiana aveva celebrato per quasi mezzo secolo sempre e soltanto una donna che si chiama «Rosa», continuò a celebrare sotto nomi diversi di donne quell'unica mistica Sapienza che, nella Divina Commedia, viene a ritrovarsi col nome di Beatrice in quello che è il suo vero posto, cioè sul Carro della Chiesa.


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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