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      Una sola scusa può trovare la scuola tradizionale dell'essersi impigliata finora nel senso apparente, e cioè che la ricerca estetica la portava sempre d'istinto verso quelle poesie più limpide che son proprio quelle nelle quali qualche rammendino può giovare, e le faceva lasciar da parte, parlandone e ristampandole il meno possibile, quelle dove il rammendino non giova. E anche un'altra scusa può portare: che gli squarci insanabili del senso letterale sono diventati particolarmente numerosi ed evidenti ne I Documenti d'Amore, conosciuti integralmente solo da pochi anni; ma resta indiscutibile che la faticosa opera di rammendo e di rappezzamento non può portarci a una conclusione sintetica e integrale sul senso di questa poesia, perché, a parte il fatto della melensaggine generale, deve arrestarsi avanti agli squarci insanabili del senso letterale e alle poesie indiscutibilmente in gergo.
      Il secondo artificio: il silenzio sulle spiegazioni limpide. Il secondo artificio, ho detto, è il sorvolare completamente sulle spiegazioni limpidissime e sugl'immediati approfondimenti che si sono ottenuti con la nostra ipotesi. Un esempio: da innumerevoli confronti di passi oscuri, di velate allusioni e perfino di figure, si può rilevare che la «morte», descritta spesso dai «Fedeli d'Amore» come nemica di Amore (cioè della setta), indica convenzionalmente la Chiesa corrotta (vd. p. 193 e sgg.) [VII, 3]. Esiste una canzone di Cino da Pistoia nella quale si vitupera la morte in modo tale che nel senso letterale è nettamente sciocca.


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Il linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d'Amore
di Luigi Valli
pagine 879

   





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