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      Come l'altra volta... E come l'altra volta vi esorto a non preoccuparvi troppo d'un possibile prolungato silenzio da parte mia.
      Non vi sono ragioni... Prima, perché già sapete che talvolta il postino sbaglia porta, e, invece che a voi, porta in questura le mie lettere e quelle degli altri. In questo caso, l'unico rimedio è una bella risata che fa sempre buon sangue. Secondariamente - di bene in meglio - io godo buona salute, non solo, ma sono sano come un pesce. Infine perché lo Stato che fa bene il male, e male il bene, fa anche presto a mettere in gattabuia un galantuomo, e a trovare colpevole un innocente; ma quando si tratta di riparare alle malefatte, allora diventa un lumacone, e ci vuole del bello e del buono, e anche del brutto e del cattivo, per farlo muovere. Dovendo poi la nostra corrispondenza passare in tante mani, è soggetta a smarrimenti e ritardi.
      Spero che queste ragioni vi convincano e vi esortino di per se stesse alla tranquillità.
      So che i miei amici vi tengono al corrente di ogni cosa che mi riguarda, tuttavia non posso tacervi che le cose vanno ognor piú prendendo una buona piega.
      Due prigionieri hanno confessato di aver preso parte a uno, e di sapere gli autori dell'altro crimine per il quale, come per il primo, venni condannato io.
      Un teste d'accusa confessò di aver giurato il falso; un nuovo teste, antecedentemente fatto sparire dallo Stato, esclude categoricamente la nostra presenza fra gli autori della grassazione; si può inoltre produrre molti testi irrefutabili circa la forma dei miei baffi, che (comico, ma vero) fu di somma importanza nel primo processo.


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Non piangete la mia morte
Lettere ai familiari
di Bartolomeo Vanzetti
pagine 234

   





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