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      E dopo? «Dopo - mi disse recentemente l'avvocato - vedremo se varrà la pena di ricorrere alla Corte suprema degli Stati Uniti, oppure se dovremo appellarci alla pietà del governatore perché muti la sentenza di morte in ergastolo a vita.»
      Noi abbiamo infatti la possibilità di ricorrere alla Corte suprema federale perché contro di noi furono violate non solo le leggi dello Stato e della Federazione, ma quelle del cielo e dell'inferno. Ma abbiamo poco da presentare a quella Corte. Visto che le altre due corti ci hanno negato ciò che sembrava umanamente irrecusabile, non vi sono ragioni di sperare che il supremo ente giuridico, servo della plutocrazia, ci conceda per poco ciò che gli altri due enti inferiori ci ricusarono a dispetto di tanto.
      D'altro canto, noi ricusiamo di domandare grazia al governatore, e il governatore è un pidocchio rifatto, un asino stracarico di oro e vanità, una mente unilaterale e meschina, un bigotto feroce e un reazionario ottuso e incosciente.
      Egli ci odia a morte per la nostra fede che egli misconosce e non può comprendere. Certamente ci rifiuterebbe la commutazione - che noi non vogliamo.
      Con tutto ciò, ti chiederai angosciata se siamo perduti. «Forse che sí, forse che no» ; ma io non ci credo. Io voglio vincere ed ho il presentimento che vinceremo.
      Ti ho parlato di leggi in tal modo come se credessi che gli uomini che le amministrano siano costretti a fare ciò che le leggi comandano. Non è cosí.
      Sono gli uomini che hanno fatto le leggi, non le leggi gli uomini; e per ciò chi ha il potere ha anche la legge e se ne serve per legalizzare e imporre la sua volontà e le sue azioni.


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Non piangete la mia morte
Lettere ai familiari
di Bartolomeo Vanzetti
pagine 234

   





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