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      Dì 14 aprile, 1548.
     
     
      XXX.
      Baccio Bandinelli a M. Iacopo Guidi.
     
      Onorando M. Iacopo, postochè la stanza, che 'l sig. duca mi fa conciare, sia tutta sotto sopra, sappi sua eccellenza che io do l'ultima fine al suo Bacco(49), vi restava la capellatura, e 'l viso e le mani, membri che portano più tempo che nessuno altro; e lo lustrerò quant'una gioia; e credo che 'l suo giudicio sarà vero che questo sarà il più bello ignudo ch'io abbia mai fatto di marmo, e subito finito gliene darò avviso.
      Circa alle statue e adornamenti dell'altare(50) non ne posso pensare ne fare nulla, se prima non mostro a sua eccellenza una difficultà, e intenda che rimedio ci vuole fare, che non mi basta l'animo chiarirlo per lettere; e ultimamente ch'io gli parlai, mi disse, che quando mi vorrebbe, mi manderebbe a chiamare; e questo aspetto; e in questo mezzo gli apparecchio un bellissimo modello di tutto l'altare.
      Èssi consegnato lo intagliator a scelta di Benvenuto, che giusta mia possa lo contenterò sempre di ciò che ha di bisogno, ancorachè ne' dì passati m'abbia sollevato il meglio garzone ch'io avessi, e che è stato meco otto anni, perchè gli faccia il duca, e la duchessa di marmo, e perchè lo aiuti all'opere del coro, che per tutto dice averne avuto la metà, che l'ho molto caro, purchè sua eccellenza si contenti; ma quello umilmente sempre supplicherò, che in modo alcuno non voglio guerreggiare con Benvenuto. A me basta avere mostrato onoratamente a tutto il mondo che io ero per fare questo lavoro se fusse tre volte maggiore; che l'ingegno d'un buon disegnatore dura estrema fatica a disporsi in trovare le belle invenzioni di queste difficilissime imprese, quando sono in quiete e in tutta pace; ora pensate quello che si può fare a aver per emulo questo crudelissimo uomo, che son certo che m'ha sollevato quel garzone, perchè è animosissimo e pronto a fare ogni male, quanto giovane della città; e 'l duca lo sa, che non è molto, che lo graziò della questione; e questi molto si duole di me, che tutto nasce dal suo nuovo maestro che si persuade, e gli ha dato ad intendere che, mancando io, resta il primo uomo; che per tale pazzia n'è capitato male delli altri, e Benvenuto, oltre quelli che di sua mano ha(51) ammazzati, ha fatto istorpiare parecchi, per avere messo al punto i suoi garzoni che gli avvezza ne' costumi che la sua maligna natura dà; e di qui nasce che lietamente sono per concedergli tutte l'opere, prima che guerreggiare seco, che, come dice M. Lelio, in Firenze non manca chi usi ogni industria in rapportar male per metterlo al punto, perchè sanno certo, guastando me, per eterno guastano tutti questi lavori.


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Raccolta di lettere sulla pittura scultura ed architettura scritte da' più celebri personaggi dei secoli XV XVI e XVII pubblicata da M. Gio. Bottari e continuata fino ai nostri giorni da Stefano Ticozzi
Volume Primo
di Autori Vari
pagine 422

   





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