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      Nè Cicerone, quando pensò fermare l'idea delle vere e perfette leggi, le lasciò indietro. E per aprire un poco meglio tutto il mio concetto, dico che, oltre all'esprimere la natura delle nozze, e le comodità e piaceri di esse, con la celebrazione e festeggiamento, per dir così, dell'uno e dell'altro sangue, che si è fatto al numero 2, 4, 6 e 7, ed in parte al 5, quanto è paruto conveniente, ed hanno patito i luoghi che sono dedicati a questa intenzione, ho pensato sempre che tutto questo intessuto serva per onore particolare del nostro illustrissimo signor Duca, con formare la perfezione d'un ottimo principe come è lui; ringraziando Dio, dal quale viene ogni bene che a benefizio nostro l'ha fatto e datolci tale, ed anche lui lodando quanto, ed a noi ed a lui, conviene, essendo la lode non solo il proprio e vero premio delle virtù, ma ancora un suo sprone e grandissimo incitamento; onde è il premiare e carezzare gl'ingegni e le arti, così liberali, come meccaniche, difendere i popoli dalle ingiurie esterne e domestiche, temere Dio e coltivare la santa religione ne' suoi popoli, punire e spegnere i vizi, nutrire e dilettare i popoli, che tutto si è fatto con quella maggior destrezza che abbiamo saputo nel numero 1, e 5 in parte; e in tutto nell'8, 9 e 10, e finalmente tutto il buon governo domi militiaeque con le sante leggi e costumi, talchè si dica con quel Poeta: Armis tuteris, moribus ornes, legibus emendes, che si è espresso più gentilmente e dissimulatamente al numero 11. Ne seguita poi, che è il fine di tutto, e debbe essere lo scopo e la prima intenzione del buon governo, la beatitudine e la felicità della sua città, ut opibus firma, copiis locuples, gloria ampla, virtute honesta sit, come conchiuse ogni cosa insieme Scipione ne' libri di Cicerone; e questo si è fatto nell'ullimo numero 12. Avvertiscasi al numero 8, che dove io fo in due quadri della religione antica de' Gentili, in uno i sacrifici, nell'altro gli augurj, come due principali parti che contengono tutta quella religione, io l'ho poi trovato così appunto in Cicerone, De Legibus: Quarum duo genera sunto, unum quod praesit ceremoniis, et sacris, alterum, quod interpretatur fatidicorum et vatum effata incognita, dico per più chiarezza e per ornamento ancora potendo aggiugnervi tale autoritade, ec.


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Raccolta di lettere sulla pittura scultura ed architettura scritte da' più celebri personaggi dei secoli XV XVI e XVII pubblicata da M. Gio. Bottari e continuata fino ai nostri giorni da Stefano Ticozzi
Volume Primo
di Autori Vari
pagine 422

   





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