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      Con queste condizioni narrerò il fatto secondo la verità, e poi mi rimetterò al maturo giudizio di V. S. e degli altri famosi che più sanno di me. Essendo io, come ho detto, Milanese, ed allevato nelle opere della fabbrica del duomo, intanto che da certi anni a dietro passarono per le mie mani, come V. S. sa, quasi tutte l'opere che giornalmente vi si facevano; e discoprendo, al creder mio, de' molti errori che si facevano in questo veramente raro e degnissimo tempio, nè io vedendoli notare, salvo che da uomini periti, mi elessi per zelo di carità e per debito mio di manifestare ai signori protettori di detta fabbrica, che le spese che si facevano erano grandi, nè però molto lodevoli, anzi contro quello che tutti gli antichi e moderni, migliori e più stimati nell'arte, usarono di fare nelle opere loro; e che mi pareva esser cosa di poca considerazione il non avvertire a ciò; poichè il rimanente del tempio, quanto alla pianta ed alla disposizione, è bellissimo, e degno veramente di quei grandi uomini che l'inventarono, se bene l'opera poi in qualche parte diversa è dalle antiche; ma si veggono le tante e sì belle e ben intese corrispondenze che V. S. medesima ha più volte commendato. Ond'io ho preso ardimento di volere un dì trattare colla penna dell'origine, principio ed accrescimento di esse, e sotto la cura di quali architetti; chè mi pareva essere obligato da coscienza a palesar loro ciò ch'io credeva che tornasse in danno e del tempio e de' signori deputati sopra l'opere d'esso, e finalmente della mia città nativa.


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Raccolta di lettere sulla pittura scultura ed architettura scritte da' più celebri personaggi dei secoli XV XVI e XVII pubblicata da M. Gio. Bottari e continuata fino ai nostri giorni da Stefano Ticozzi
Volume Primo
di Autori Vari
pagine 422

   





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