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      In questa sala quadra, spaziosa si conservavano, da parecchie generazioni, i ritratti della famiglia, orgoglio di vecchie stirpi, argomento di virtù ai generosi, d'ignavia ai vili. Quelle tele, inquadrate in cornici enormi e dorate, coprivano, quasi da cima a fondo, le pareti della sala; marchesi, contesse e conti, stemmi d'ogni colore, d'ogni foggia, leoni, cavalli ed aquile, stelle e mezze lune, tutta la storia animalesca, tutta la scienza del blasone effigiata nei manti, negli scudi, nei tappeti di que' nobili castellani e castellane che dormivano da gran tempo — chi sa come — nei loro sepolcri. Il Conte non facea grazia a nessuno di questa visita a' suoi antenati; di buono o cattivo animo, bisognava sottomettersi; e tutte le ragioni della prudenza e della politica consigliavano il povero Edoardo a rassegnarsi all'influenza d'una mala stella, e far buon viso. Imaginatevi! Mancare ad un colloquio, sospirato forse da gran tempo, per ingoiarsi la storia di quei morti, narrata dal marito!
      — Vedete, cominciò il Conte, afferrando il giovane per un braccio ed inforcando al naso due occhiali magistrali, quello è mio bisavolo.
      E additava un gran parruccone incipriato, e sotto quel parruccone un muso asciutto di scimmia, con due occhietti grigi, vispi, occhi di gatto che tradivano un'anima bassa, astuta e cortigiana.
      — Quegli, soggiungea il Conte gravemente, fu delegato ad incontrare Filippo II, glorioso re di Spagna, quando fece il solenne ingresso in F... Vedete; è vestito alla spagnuola.


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Racconti popolari dell'Ottocento ligure
Volume Primo e Secondo
di Autori Vari
pagine 484

   





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