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      Conosci tu Eloisa? sai tu dirmi se quegli occhi invetrati e immobili veglino o dormano? quel capo, che si abbandona cosí gravemente sopra il guanciale, ti par quel desso che ghirlande nuziali, avvinte con tanta grazia tra le bionde trecce dei suoi capelli, già coronavano? Le due persone immobili, taciturne, sedute l'una in faccia all'altra accanto al letto, sono il Notaio e la sorella primogenita di Eloisa; si aspetta il momento che l'inferma rinsensi per indurla garbatamente a far testamento. Ma sinora non dié segno di conoscenza; ha gli occhi aperti, eppur sogna. — Oh è pur terribile sognare ad occhi aperti, senza che la visione delle cose che la circondano, agisca punto sulle pupille! Vivere, immemore di se stessa, in un mondo popolato di fantasmi! La mente ha perduto il suo giudizio, ma il cuore non perde mai il sentimento dei propri mali; la mente impazza, il cuore sanguina.
      È notte e silenzio profondissimo. Non s'ode nella gran sala che il moto regolare, monotono del pendulo dell'oriuolo; è il passo del Tempo che, indifferente alle gioie e ai dolori umani, né si allenta né si affretta nel suo cammino all'eternità, all'infinito. Per Eloisa piú non esiste vicenda alterna di luce e di tenebre; ogni misura di luoghi e tempo si è smarrita in un immenso e buio precipizio; ma tu, Notaio iniquissimo, fissa gli occhi in quell'orologio: vedi qual ora formidabile sta sul capo della tua vittima!... un'altra se ne matura per te medesimo, e piú tremenda. — E tu, primogenita, che hai procurato il bel matrimonio, se le viscere non ti si stracciano, getta adesso uno sguardo sulla giacente.


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Racconti popolari dell'Ottocento ligure
Volume Primo e Secondo
di Autori Vari
pagine 484

   





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