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      Ma l'effetto di quel lume riuscì piú spaventevole della stessa oscurità, perché allora si rivelarono, illuminati sinistramente, i recessi, i laberinti di quella immensa cisterna. Le pareti nude, umide, nereggianti parvero alla fantasia d'Eloidin animarsi improvvisamente di mille forme strane e grottesche, come le imagini che travagliano il sonno d'un infermo o d'un ebbro; fantasmi, che, sogguardandosi e avviluppandosi di drappi neri, lunghissimi, dileguavano nelle cavità piú remote; mostri non mai veduti, serpenti smisurati che si appiattavano tra le fessure delle roccie, od avvolgevano colle loro spire tortuose i macigni secolari qua e là pendenti dalle vôlte o dai fianchi della caverna. Uno stormo di uccellacci notturni, turbati dall'improvviso fiammeggiar della torcia, aliavano tacitamente con largo volo, come l'anime stigie descritte da Virgilio, sul capo dei due viaggiatori; ed altri, piú generosi, accovacciatisi nei loro nidi inaccessibili, non lasciavano travedere che due occhi tondi, gialli, immobili come quelli d'uno spettro. Aggiungi un aere pesante non mai riscaldato dal sole, non respirato da petto umano, freddo, umido, sepolcrale; un'acqua quieta, nera, limacciosa, la cui superficie si perdea tra le tenebre, ricacciate e piú fitte in lontananza.
      Ed era necessario addentrarsi fra quelle tenebre!
      Guglielmo, dopo aver bene esaminato un canotto, che a quest'uopo avea nascosto nella spelonca, lo mise in acqua, vi balzò primo e stese la destra alla donzella, incoraggiandola a sobbarcarsi.


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Racconti popolari dell'Ottocento ligure
Volume Primo e Secondo
di Autori Vari
pagine 484

   





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