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      La voce del Saraceno si commoveva, s'affievoliva; e gli occhi d'Eloisa, velati dalle lunghe sue palpebre, si inumidirono piú volte d'una lacrima, che tentò nascondere, ma inutilmente, agli occhi appassionati del cavaliero.
      Gli Orientali, vaghissimi dei fiori, attribuirono loro un linguaggio simbolico, atto ad esprimere singolarmente le affettuose commozioni dell'animo. Achmet, che temea rivelare a parole il secreto del suo cuore, non credette fallire alla promessa con renderne interpreti pochi fiori. E perciò scelse e dispose con simbolico intendimento il fiore della speranza dalle sue fogliette verdissime; quello dell'amore eterno, detto immortale, quello della tenera malinconia dal color pallido, e quello da brune foglie che aspira ai silenzii della morte.
      Eloisa nel ricevere quei fiori, tentò nascondere il suo turbamento; ma il rossore vivissimo della sua guancia tradì il secreto del cuore. Rimasta sola, impresse un bacio ardentissimo e lungamente rattenuto sopra quei fiori. Povera giovanetta! se nel candore della sua anima avesse potuto discendere negli arcani del proprio cuore, avrebbe avuta onta e quasi rimorso di quel bacio; poiché, certo, quel bacio non era per i fiori! Si recò invece nella sua cameretta e li depose, come offerta, dinanzi la santa imagine. — Que' fiori sono raccolti dalla mano di Achmet; chi sa che la Santa Vergine non abbassi uno sguardo di pietà sull'omaggio di quell'infelice! — Salvatemi voi, dal mio cuore, proseguia con accento disperato; se potessi colla mia vita mortale redimere almeno quell'anima che non vi conosce!


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Racconti popolari dell'Ottocento ligure
Volume Primo e Secondo
di Autori Vari
pagine 484

   





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