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      Molto ancora poteva nel popolo la mansuetudine e benignità del doge che dì e notte dava libero accesso a chiunque volesse abboccarsi con lui, con tutti porgevasi umano, nè dispettava le bassezze d'alcuno. Laonde, quasi di concerto, cominciava il senato ad operare col popolo. Providero gagliardamente alla difesa delle mura trasandate per lunga pace ed inacconcie agli usi delle guerre d'allora; sotto l'ispezione dell'ingegnere generale Sichel si afforzò l'ampio recinto che per lo spazio di nove miglia circonda la città; si preposero ai lavori del Bisagno fino allo Sperone Giacomo Cattaneo; dallo Sperone fino alla Tenaglia Lazzaro Viganego; ai lavori della Tenaglia presiedeva Gio. Batista Spinola, e da questa al Faro, sul di cui tratto s'innalzarono più batterie, Stefano Lomellini. Levarono, come già dicemmo, milizie e compagnie per parrocchie: i cittadini più potenti davano primi il loro nome; si posero premii e guiderdoni a' nocchieri che in quella carestia, resa più grave dalla guerra imminente e da' pirati che, ladroneggiando, infestavano que' mari, sapessero, guizzando fra gl'inglesi navilii, portare derrate in città. Gran difetto si patìa di denaro; i cittadini, già emunti, adombravano al solo nome di nuove gravezze e tributi, il banco di San Giorgio era asciutto.
      In tali miserande strettezze il doge Brignole, ragunato per sentenza de' Padri il consiglio minore, cominciò (sebbene contro ogni uso, poichè al doge è disdetto se non per senatorio decreto a parlare) a tener ragionamento caldo di carità cittadina: disse — mal potersi provvedere alla repubblica, quando più della patria move gli animi il privato interesse; grandi cose essersi fatte coll'oro di private famiglie per aggiungere a Genova l'impero dei mari; trattarsi ora non d'allargarne i confini, ma sì di difendersi da un oste ferocissimo; non muovergli desio di conquiste, ma giusta difesa dei lari, delle spose e dei figli.


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Racconti popolari dell'Ottocento ligure
Volume Primo e Secondo
di Autori Vari
pagine 484

   





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