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      La quantitá dell'artifici fará abbondare un regno o cittá di denari, quando in quelli si essercitano piú e diversi artefíci necessari o commodi o dilettevoli all'uso umano in quantitá grande, che soprabondi al bisogno del paese; quale accidente deve essere non solo posto il primo delli communi, ma per piú respetti preferito a l'accidente proprio della robba soverchia.
      Prima, per la maggior certezza che è in quello, poiché è piú sicuro l'artefíce guadagnare mentre si essercita nel suo artificio, che il contadino o altri mentre coltiva o fa industrie nelle sue robbe, dependendo questo guadagno non da la sola opera de l'uomo, ma dalla temperie della stagione, secondo il diverso bisogno della terra, quale in altri tempi desidera piogge, in altri sole, con altre circonstanzie; e, quelle mancando o soccedendo intemperie, non giova cosa alcuna l'opera e, in loco di guadagnare, alcuna volta si perde. Ma nell'artefíci sempre vi è sicuro il lucro, mentre vi si spende l'opera.
      Secondo. Nell'artefíci vi può essere moltiplicazione, e per quella moltiplicarsi il guadagno; lo che non può succedere nella robba, non si possendo quella multiplicare, che nissuno, per essempio, se in alcun suo territorio non si può seminare se non cento tomola di frumento, potrá fare che se ne seminino centocinquanta. Ma nell'artifíci è il contrario, che si possano moltiplicare non solo al doppio, ma a cento doppi e con minor proporzione di spesa.
      Terzo. Dell'artifici vi è piú sicuro l'esito che delle robbe, e in consequenzia vi è piú sicurezza del guadagno che vi sia piú sicuro l'esito.


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Economisti del cinque e seicento
di Gasparo Scaruffi - Antonio Serra - Germinio Montanari - Augusto Graziani
Editore Laterza Bari
1913 pagine 458