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      Ma le pubblicherò in altro luogo piú proprio: bastandomi che qui resti chiaro quanto s'è ingannato Plinio, dicendo che l'oro "nec pondere aut facilitate materiae praelatum est caeteris metallis, cum cedat per utrumque plumbo". Onde io per me non so come, nel paragonarlo all'argento, si possa altro vantaggio ragionevolmente assegnar all'oro fuori dell'esenzione dalla rugine, a cui soggiace l'argento anco piú puro, vedendosi molte medaglie antiche d'argento che ne hanno sentito il dente; il che in quelle d'oro non s'osserva. Ma, se pure queste prerogative hanno dato all'oro qualche vantaggio sopra l'argento, non perciò resta che anche l'abbondanza dell'uno, rispetto all'altro, non abbia molto contribuito; perché in fatti, dovunque è piú abbondante, ivi si vede che gli è anco meno prezzato e per meno quantitá d'argento si baratta.
      So d'aver letto una volta (ma non mi sovviene dove, e, per diligenza fattane, non lo trovo piú) che in uno de' regni mediterranei dell'Africa è sí grande la copia dell'oro e la scarsezza dell'argento, che l'argento val piú dell'oro.
      Messer Marco Polo (26) nelle sue relazioni dice che nel regno di Coraian nell'Indie, a' suoi giorni, si davano otto saggi d'argento per uno d'oro perfetto; e nel Corazan, provincia ch'ora appartiene al Mogol e che di molte miniere è abbondante, davano per una sola d'oro sei d'argento; anzi ne' regni di Mian con cinque d'argento s'aveva una d'oro: onde nasceva che venivano di lontani paesi mercanti con argento da barattare in oro, per lo guadagno che vi facevano portandolo al loro paese.


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Economisti del cinque e seicento
di Gasparo Scaruffi - Antonio Serra - Germinio Montanari - Augusto Graziani
Editore Laterza Bari
1913 pagine 458

   





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