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      Ma egli, saldo nel suo proposito, partitosi pure di Fiorenza, se , ne tornò a Roma, nella quale fece molte strette esamine, e sopra tal lavoro di continuo studiò, ordinando e preparandosi per il fine di tale opera, pensando, come era certamente, che altro che egli non potesse condurre tale opera. Et il consiglio dato, del condurre nuovi architettori, non l'aveva Filippo messo inanzi per altro, se non perché eglino fussino testimoni del grandissimo ingegno suo, piú che perché e' pensasse che eglino avessino ad aver ordine di voltar quella tribuna e di pigliare tal carico che era troppo difficile. E cosí si consumò molto tempo, inanzi che fussino venuti quegli architetti de' lor paesi, che eglino avevano di lontano fatti chiamare, con ordine dato a' mercanti fiorentini che dimoravano in Francia, nella Magna, in Inghilterra et in Ispagna; i quali avevano commissione di spendere ogni somma di danari, per mandare et ottenere da que' principi, i piú esperimentati e valenti ingegni che fussero in quelle regioni. Venne l'anno MCCCCXX, che furono ragunati in Fiorenza tutti questi maestri oltramontani, e cosí quelli della Toscana e tutti gli ingegnosi artefici di disegno fiorentini, e cosí Filippo tornò da Roma. Ragunaronsi dunque tutti nella opera di Santa Maria del Fiore, presenti i Consoli e gli operai, insieme con una scelta di cittadini i piú ingegnosi, che udissino sopra questo caso l'animo di ciascuno, e si dovessi risolvere il modo di voltare questa tribuna, cominciarono a chiamarli nella udienza et udirono a uno a uno l'animo che avevano, e l'ordine che ogni architetto sopra di ciò aveva pensato.


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Le vite de' più eccellenti architetti pittori et scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri.
di Giorgio Vasari
1550 pagine 1014

   





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