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      Questi tali certissimamente non è ferro, che per rabbia non rodessero, o male, che potendo non facessero. Per che par loro scorno ne' popoli troppo orribile lo avere visto nascere i putti, e da' nati, quasi in un tempo nella virtú essere raggiunti; non sapendo eglino che ogni dí si vede la volontà spinta dallo studio, ne gli anni acerbi de' giovani, quando con la frequentazione de gli studi è da essi esercitata, crescere in infinito; e che i vecchi dalla paura, dalla superbia e dalla ambizione tirati, diventano goffi, e quanto meglio credono fare, peggio fanno, e credendo andare inanzi, ritornano a dietro. Onde essi invidiosi mai non danno credito alla perfezzione de' giovani nelle cose che fanno, quantunque chiaramente le vegghino, per l'ostinazione ch'è in loro. Per che nelle prove si vede che, quando eglino per volere mostrare quel che sanno piú si sforzano, ci mostrano spesso di loro cose ridicole e da pigliarsine giuoco. E nel vero come gli artefici passano i termini, che l'occhio non sta fermo e la mano lor trema, possono, se hanno avanzato alcuna cosa, , dare di consigli a chi opera, atteso che l'arte della pittura e della scultura vuol l'animo cui bolla il sangue, fiero e pieno di voglia ardente e de' piaceri del mondo capital nimico. E chi nelle voglie del mondo non è continente, fugga in tutto gli studii. E da che tanti pesi si recano dietro queste virtú, pochi son quegli, e rari, ch'arrivino a 'l supremo lor grado. Di maniera che piú son quegli che da le mosse con caldezza si partono, che quegli che per ben meritar nel corso acquistano il premio.


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Le vite de' più eccellenti architetti pittori et scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri.
di Giorgio Vasari
1550 pagine 1014