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      La narrazione di tali particolari, oltre al non essere nel limite della nostra storia, recherebbe troppo dolore ai nostri lettori. Soltanto diremo come il mondo, stremato di forze per lunga e disperata guerra, domandasse pace, e pace concludessero i potentati. I legati convennero in Aquisgrana, ed ivi il 18 ottobre 1748 fu conchiuso il patto, che ebbe nome da quella città. In forza di quel patto Genova venne rintegrata nel possesso del Finale, e così Carlo Emanuele rimase deluso di un paese, che gli era stato dato in acquisto col poco onesto trattato di Vormanzia. Gli Stati poi delle altre parti belligeranti a quasi nessuna variazione soggiacquero. I popoli respirarono alfine, pur dicendo che non francava la spesa di tanto sangue e di tanto oro per lasciare le cose poco su poco giù come erano prima. I popoli avevano ragione; ma avrebbero fatto meglio a pensarci prima di lasciarsi trascinare al macello. Quel giorno in cui la fratellanza europea sarà diventata un sentimento delle coscienze d’ogni popolo, allora di tali assassinamenti non se ne vedranno più. È cómpito santo degli Apostoli di libertà l’educare i popoli europei al principio delle nazionalità confederate. Ogni patriota di qualunque nazione sia, che ama davvero il bene della propria patria, e per essa quello dell’umanità intera, lavori indefessamente a sempre più propagarlo. Una tale confederazione è tuttora nella mente degli ideologi; bisogna perseverare, non sostare sulla via gloriosa e profittevole, e un dì il grande edificio sarà eretto: allora soltanto i popoli saranno ricchi e felici.


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Balilla
La cacciata degli austriaci da Genova (1746)
di Felice Venosta
Editore Barbini Milano
1865 pagine 131

   





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