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      - Era il diritto che faceva tremare la forza.
      Che disse allora, per calunniare Milano all'Europa, l'oppressore straniero? Disse che quelle dimostrazioni erano l'opera di pochi spiriti turbolenti e perversi, nemici d'ogni autorità e d'ogni governo, a cui il popolo, incline sempre a novità, affascinato ed illuso, traeva dietro. Rise l'Europa civile della stolta discolpa, ben sapendo che non è dato a pochi facinorosi d'imporsi al buon senso del popolo, e prevalere all'istinto d'ordine radicato profondamente nei civili consorzi. Essa sapeva che que' segni non erano che le aspirazioni di tutto un popolo stanco del servaggio.
      Tale sacrosanta verità Milano mostrò nelle sue giornate di marzo. L'Austria non aveva più dinanzi a sè i pochi forsennati tumultuanti: essa si trovava di fronte un popolo, che aveva spezzate le catene, pronto a vendicarsi dei patiti martirî. Il potente straniero impallidì, tremò, fuggì dinanzi a quegli uomini che per tant'anni aveva conculcati, che aveva sempre riguardati con occhio di sprezzo.
      Nelle prime ore della lotta i cittadini non avevano che pochissime armi: circa trecento fucili da caccia: qualche pistola, un pugno di vecchie sciabole, e quanti utensili domestici, ferri taglienti ed appuntati, cadessero nelle mani. Tutto per loro era buono a correggere le antiche ingiurie. E così sforniti d'armi furono sempre vincitori, perchè tutti avevano l'entusiasmo nel cuore, il valore nel braccio; perchè il coraggio era grande in tutti, quanto l'amore della libertà, quanto la coscienza del proprio diritto.


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I toscani a Curtatone e a Montanara (1848)
Notizie storiche
di Felice Venosta
Editore Barbini Milano
1863 pagine 145

   





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