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      - Basta. Dite come avvenne l'omicidio.
      - Così, come ve lo dico adesso, signor presidente, col coltello dei fichidindia, quello lì.
      - Testa era armato?
      - Lui? povero ragazzo! Mi aveva invitato a' fichidindia, una galanteria delle sue, lì, al banco di Pocaroba, che ce li ha di quelli di Paternò, sino a Natale. Pocaroba dice: “Badate che Malannata è in sospetto. L'ho visto che si affaccia ogni momento alla porta del magazzino, e tien d'occhio compare Rosario”. E Testa: “Lasciatelo guardare, compare Pocaroba, che me ne rido di Malannata e del suo santo”. Allora lasciai stare i fichidindia, e cercavo di condurmi via l'altro; quand'ecco quel cristiano lì correre dall'arco della ferrovia, tutto bianco di zolfo, e cogli occhi come uno che ha bevuto, e in due salti ci fu addosso; afferrò il coltello, dal banco dei fichidindia, prima di dire Gesù e Maria...
      - Accusato, avete qualche cosa da aggiungere?
      - Nulla, signor presidente. Questa è la verità sacrosanta -.
      Allora sorse il pubblico accusatore, togato e solenne, a malgrado della nota mondana dell'alto colletto inamidato che gli usciva dal nero della toga; e fulminò il reo colla sua implacabile requisitoria, facendo inorridire i giurati col quadro del vizio abbietto che vive nel fango dei bassi strati sociali, per dar l'orrido fiore del delitto, senza neppure la febbre della giovinezza, della passione o dell'onore, senza nemmeno la scusa della tentazione o della gelosia. - Il vizio che vive del disonore ed osa ribellarvisi col delitto -. E stendeva verso quel grigio capo avvilito l'indice minaccioso, dall'unghia rosea e lucente.


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Tutte le novelle
di Giovanni Verga
pagine 993

   





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