Pagina (636/993)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Il maestro si scusò. - Ah! ah! il carabiniere! - Però promise di trovarsi alla stazione. - Sì, sì, benone! le farai un po' di compagnia. Poi mi affido a te per trovarle la scrittura. È un pulcino bagnato questa poverina, se non c'è chi l'aiuti! - Voleva lasciarle anche una ventina di lire, caso mai le abbisognassero... Ma essa si ribellò, per la prima volta. - Scusa! scusa! Dicevo caso mai non firmassi subito la scrittura... Ma non c'è bisogno d'andare in collera. L'ho fatto a fin di bene -. Ella si intenerì piuttosto. Per lei aveva fatto anche troppo! per tanto tempo! Al Caffè poi non le riescì di mandar giù un solo boccone, mentre egli mangiava per due e cercava di tenerla allegra. Le offerse anche di farle una sigaretta per scioglierle quel gruppo alla gola - roba d'isterismo.
      Alla stazione c'era tutta la compagnia che partiva con lui. Dei poveri diavoli che litigavano coi facchini, due o tre prime parti che pigliavano i posti di seconda, colla borsetta ad armacollo, e le mamme dietro, cariche di fagotti e di scatole di cartone. Gennaroni disse alla sua amica:
      - Tienti un po' in disparte, come tu fossi col maestro -.
      Così lo vide per l'ultima volta, col biglietto nel nastro del cappello, allegro e chiassone come al solito, salutando questo e quello. - Addio! Ciao! Buona fortuna! -
      S'era preso anche in mano la gabbia del pappagallo di una compagna di viaggio. Dalla cancellata fuori la stazione lo videro sbracciarsi a collocare tutto il loro arsenale di scatole e cappellini mentre il treno fuggiva.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Tutte le novelle
di Giovanni Verga
pagine 993

   





Caffè