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      Non vi si vedeva nessuno; soltanto a notte alta, una testa che faceva capolino timidamente, e guardava nella via, socchiudendo adagio adagio le persiane; e la luce che passava fra le stecche ne indorava i capelli biondi, e si stampava sul muro della casa dirimpetto in strisce lucenti, come un faro. Dopo alcuni minuti un passo frettoloso e guardingo si udiva nella via, l'ombra della testa bionda appariva rapidamente dietro le persiane, e la finestra si chiudeva. Una sera, nell'alto silenzio, squillò all'improvviso una scampanellata minacciosa. Si videro delle ombre correre dietro le tende all'impazzata, e le stanze illuminarsi rapidamente una dopo l'altra. Indi un silenzio d'attesa profondo, nel quale risonarono ad un tratto delle strida di terrore e degli urli di collera.
      I vicini corsero alle finestre, col lume in mano. Ma il quartiere era tornato silenzioso, soffocando i dolori o le collere che racchiudeva fra le sue tappezzerie sontuose. Le finestre rimasero chiuse per un gran pezzo, e allorché si riaprirono, entrarono nelle stanze i muratori che demolivano la casa, per far luogo alla strada nuova, la quale passava di là.
      Giorno e notte, dal muro sventrato, si vedevano le stanze nude e abbandonate, colle pitture del soffitto che pendevano, le gole dei camini squarciate e nere. La carta gialla ricompariva sotto la tappezzeria lacera, il segno del letto e le macchie scure, i chiodi sul camino a cui era appeso il grande specchio dorato, il campanello ciondoloni sull'uscio della scala spalancato.


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Tutte le novelle
di Giovanni Verga
pagine 993