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      La posta prima di Brunecken mi è costata un'intera notte, nella quale avrei pure fatto saggiamente a dormire s'avessi potuto essere profeta. Quella disgraziata bestia che faceva il postiglione nemmeno aveva gli stivali, appena uscito dalla posta ricevette varie bastonate sulla gamba dal timone, dal quale non sapeva preservarsi, ciò gli rese impossibile lo starsene a cavallo, onde ci servì a piedi, e a piedi zoppicando. Ne ho bastonato alcuno, ma vi perdeva inutilmente anche questo incomodo, onde abbandonandomi pazientemente al destino, mi sono lasciato condurre come una cassa di mercanzia, come e quando si poteva. Gli alloggi sono buoni, i letti morbidi, le stanze assai ben difese, e passabilmente si mangia, questo è quel poco di buono che ho trovato nei giorni scorsi, ma la maggior parte delle cose sulle quali mi è accaduto di volgere lo sguardo, mi hanno fatto noia e tedio. Dopo passato il Veronese s'ingolfa nel fondo di una valle circondata di monti sterili e assai alti, e quasi tutto il viaggio è in mezzo a sassoni pelati. Qualche cascata d'acqua di tratto in tratto fa piacere, ma abitualmente mi si stringe il cuore nel non vedere mai l'orizzonte. Talvolta anche la strada maestra nel Tirolo è sotto un masso enorme del quale si vedono i pezzi caduti e ve ne pendono altri sul capo: non vi si passa senza qualche inquietudine. Gli uomini poi sono robusti, quadrati, ma assai meno vivi e sensibili dei nostri. Esibite un pugno di monete ad un postiglione italiano perché scelga da se stesso la buona mano, lo vedrete sorpreso, forse arrossirà e ricuserà ad un tempo stesso di essere giudice e parte, ovvero sceglierà il giusto e consueto.


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Diario Militare
di Pietro Verri
pagine 82

   





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