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      Oh, amico, quanto sarebbe mai deforme il peccato! Vi abbraccio teneramente.
     
     
     
      Sorau, 7 settembre, 1759.
     
      Da che vi ho scritto, poco è accaduto di nuovo, siamo marciati avanti e indietro, abbiamo accampato in diversi luoghi, a Penzig, a Rothenberg, a Priebus, a Triebel, a Muskau, a Forst, poi nuovamente a Triebel, poi a Eskerswalde, poi qui. La prima volta che ho potuto vedere i Prussiani è stato il giorno 2 del corrente. Almeno questa volta siamo stati avvisati. La sera di sabato scorso, giorno 1, al quartier generale si disse: "Domattina prima di giorno tutti i carabinieri e granatieri dell'armata marceranno verso Sorau. Li equipaggi a ruota resteranno indietro". Non v'era dubbio che dovevamo batterci, ed io mi trovai meno sensibile a questo affare che non ho lo fui l'altra volta, forse vi contribuì il non esservi mistero. Venni al mio quartiere, mi posi per tempo a letto, e mi raccomandai singolarmente a Giuseppe perché nella piccola valigia che porta il palafreniere, solo equipaggio che doveva servirmi, vi riponesse le cose più necessarie. Mi promise tutta l'attenzione, m'assicurò che dormissi quieto. L'avvertii che poteva darsi che per qualche settimana non ritornassi a vederlo, onde mi premeva d'avere il bisognevole. Che non dubitassi, che mi fidassi, ecc., fu la risposta. Due ore prima di giorno eccomi lesto, giungo col mio palafreno dal maresciallo, ci poniamo in marcia, la notte era oscurissima, ed io non travedevo che qualche raggio delle torce a vento che portavano i lacché del maresciallo; ma il gran numero dei cavalli che mi precedevano faceva sì che io andassi a caso.


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Diario Militare
di Pietro Verri
pagine 82

   





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